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La prepotenza non rappresenta solo un tratto caratteriale, ma anche una dinamica interpersonale: un modo di stare in relazione quando si teme la propria vulnerabilità.

Nella clinica appare come invadenza, svalutazione, ipercontrollo, sarcasmo, appropriazione dello spazio psichico dell’altro.

Con l’aiuto della Dr. Francesca Minore dello Studio Psiché, in questo articolo ci proponiamo di mostrare come riconoscerla e come difendersi senza diventare prepotenti a propria volta.

arrogant woman talking to her partner - Studio Psiché

La prepotenza nella coppia

Lo svilimento continuo di Franco

Franco è un uomo responsabile, instancabile lavoratore, profondamente dedito alla famiglia e molto innamorato di sua moglie. Si rivolge allo Studio Psiché perché si sente svuotato della propria autostima.

Da tempo vive un senso cronico di inferiorità e di sottomissione psicologica nei confronti della moglie, che ne svaluta costantemente il valore e le capacità. Ogni successo viene minimizzato, i bisogni ignorati, le emozioni ridotte a esagerazioni. Giorno dopo giorno, Franco si sente trasformato in una persona inutile, come se la sua presenza non avesse peso né significato.

Il suo racconto mostra una forma di prepotenza affettiva che si manifesta attraverso urla e imposizioni esplicite. Un lavoro di erosione continua: piccoli colpi quotidiani che, sommati, producono una frattura profonda nella percezione di sé.

Come aiutare Franco?

Tecnicamente, l’intervento dello Studio Psiché prevede lo sviluppo della capacità di difesa sana. Si tratta di un percorso che aiuta la persona a riconoscere le dinamiche prepotenti, a comprenderne l’impatto emotivo e a ripristinare modalità relazionali più equilibrate.

arrogant woman and her partner - Studio Psiché
  1. Riconoscere la prepotenza quotidiana.

    L’intervento parte dalla capacità di attribuire al comportamento dell’altro la giusta valenza. Franco, per esempio, fatica a riconoscere la responsabilità della moglie perché profondamente innamorato di lei, ma anche a causa della sua storia personale.

    Nel clima accogliente e non giudicante del setting terapeutico, un giorno affiora un ricordo sepolto: L'uomo racconta di aver assistito, da bambino, a episodi di violenza fisica tra i genitori. Ricorda di essersi immobilizzato, sopraffatto dall’impotenza.

    Con l’aiuto delicato della terapeuta, riesce a risalire allo schema affettivo sviluppato in seguito a quell’esperienza: “Non posso esprimere la rabbia, diventerei pericoloso. Guarda cosa può causare in papà.”

    Riconoscere questo schema disadattivo è fondamentale: permette a Franco, oggi adulto, di comprendere che non è più funzionale e che necessita di essere modificato. Gradualmente, lo trasforma in una nuova convinzione: “Posso esprimere la rabbia se imparo a gestirla.”

    arrogant wife arguing with her husband - Studio Psiché
  2. Mentalizzare: “Cosa sta succedendo in me quando lei fa così?”

    È una domanda essenziale. Implica la capacità di leggere il proprio mondo interiore, trasformarlo in pensiero e poi in parole. Franco inizialmente non dispone di questa abilità: non riesce a dare un nome al caos emotivo che sente

    Sostenuto nel processo di mentalizzazione, impara gradualmente a pensare le emozioni che prova: lo svilimento, la rabbia, la delusione. Questo passaggio gli consente di comprendere che è tempo di tutelare se stesso e di trovare la modalità più adeguata per farlo

  3. Ripristinare i confini (non come muro, ma come cornice).

    Molte persone temono che mettere confini significhi entrare in conflitto e compromettere definitivamente il rapporto. Attraverso esercizi mirati di role playing, Franco apprende a esprimersi con convinzione e autorevolezza, senza alzare la voce, diventando realmente assertivo.

    Impara che nessuno può trascinarlo in un conflitto se lui non desidera entrarci, e che può persino spostare la moglie su un piano di confronto più costruttivo. Con il tempo, questo accade: la dinamica di coppia diventa più equilibrata e Franco sperimenta un sano aumento della propria autostima.

middleaged man talking with her wife calmely - studio pscihé

La prepotenza nel lavoro

Quando il capo scavalca il dipendente

La prepotenza organizzativa spesso non si manifesta con grandi atti di aggressività, ma attraverso gesti quotidiani che comunicano, in modo implicito, una gerarchia rigida e svalutante. È ciò che accade a molti professionisti che, pur competenti e responsabili, vengono sistematicamente scavalcati o ignorati nei processi decisionali.

Immaginiamo un dipendente che sta gestendo un cliente con attenzione e professionalità. Il capo entra nella stanza, interrompe la conversazione, porta via il cliente senza spiegazioni e lascia il dipendente ad aspettare invano il ritorno del cliente. Quando il dipendente prova a segnalare che ha tempi contingentati e che l’interruzione gli crea difficoltà, il capo non risponde o si disinteressa completamente.

Questa dinamica, apparentemente “minore”, ha un impatto psicologico significativo: comunica che il lavoro del dipendente non ha valore, che la sua presenza è accessoria, che il suo tempo può essere ignorato. È una forma di prepotenza che agisce attraverso la sottrazione di spazio professionale e la negazione del ruolo.

arrogant boss talking to her team member  - Studio Psiché

Come intervenire?

Nel setting terapeutico, la persona impara a leggere questi episodi non come “normali dinamiche aziendali”, ma come segnali di una relazione lavorativa sbilanciata. Il primo passo è riconoscere che ciò che accade non è neutro: è un messaggio relazionale che incide sulla percezione di sé e sulla sicurezza professionale.

Da qui Studio Psiché lavora su tre direzioni fondamentali:

  1. Attribuire la giusta valenza agli episodi.

    Il dipendente impara a riconoscere che l’interruzione del capo non è una semplice “urgenza”, ma un atto che comunica svalutazione. Dare nome alla dinamica permette di non interiorizzarla come incapacità personale.

    arrogant man during a meeting discussing with colleague - Studio Psiché
  2. Mentalizzare l’impatto emotivo.

    “Cosa succede in me quando il capo mi scavalca?” Questa domanda apre uno spazio interno di consapevolezza: emergono frustrazione, rabbia, senso di invisibilità. Trasformare queste emozioni in pensiero consente di non subirle passivamente.

  3. Ripristinare i confini professionali.

    Attraverso esercizi mirati, il dipendente apprende a comunicare con assertività: chiarire i propri tempi, chiedere spiegazioni, definire il proprio ruolo senza entrare in conflitto. La prepotenza si indebolisce quando l’altro percepisce che esiste un limite chiaro e rispettoso.

Con il tempo, questo lavoro produce un cambiamento significativo: il dipendente recupera la percezione del proprio valore, si sente più saldo nel ruolo e diventa capace di gestire la relazione con il capo senza sentirsi schiacciato.

businessmen shaking hands - studio psich

La prepotenza nel sociale

Marco e la prepotenza come stile culturale

Nella dimensione sociale, la prepotenza assume la forma di uno stile comunicativo dominante: chi parla più forte, chi occupa spazio, chi interrompe, chi non ascolta. È una modalità che si diffonde facilmente perché si regge sulla velocità, sull’urgenza e sulla convinzione che chi impone il proprio ritmo abbia automaticamente ragione.

Molti pazienti portano in terapia episodi che avvengono nella vita quotidiana: situazioni in cui si sentono schiacciati da un modo di comunicare che non lascia spazio alla reciprocità. È il caso di Marco, un uomo gentile e riflessivo che si rivolge allo Studio Psiché perché si sente costantemente sovrastato nelle interazioni sociali.

Marco racconta di un episodio avvenuto durante una riunione di quartiere. Stava esponendo con calma una proposta riguardo alla gestione degli spazi comuni, quando un altro partecipante lo ha interrotto bruscamente, alzando la voce e imponendo il proprio punto di vista. Marco ha provato a riprendere la parola, ma l’uomo ha continuato a parlare sopra di lui, ignorando completamente la sua presenza. Nessuno nella sala è intervenuto, e Marco si è ritrovato a tacere, sentendosi invisibile.

arrogant middle aged man - studio psichè

Questo tipo di prepotenza sociale non è solo un atto individuale: è un messaggio culturale. Comunica che chi è più rapido, più rumoroso o più invadente ha diritto di definire la conversazione. Marco interiorizza questo messaggio come incapacità personale, ma nel setting terapeutico impara a leggerlo come una dinamica relazionale distorta.

Presso Studio Psiché, la difesa sana, in questi casi, si costruisce attraverso tre passaggi fondamentali:

  1. Usare la competenza emotiva come resistenza civile.

    Marco richiede un intervento di counseling perché il senso di impotenza che sperimenta nei contesti sociali lo fa sentire incapace di incidere sugli eventi. Lo scoramento cresce giorno dopo giorno, fino a bloccarlo e a farlo percepire come privo di strumenti per reagire.

    In questi casi, ciò che più conta è offrire un setting accogliente e non giudicante, che permetta alla persona di dare finalmente un nome alle proprie emozioni e di legittimarle. Trasformare il mondo interiore in pensiero è la via maestra per trasformarlo in parole.

    Nel lavoro di co-narrazione con l’operatore, Marco impara a riconoscere cosa accade dentro di lui quando viene sovrastato: la frustrazione, il senso di annullamento, la paura di esporsi. Dare nome alle emozioni gli permette di non subirle passivamente e di recuperare la capacità di stare nella relazione senza perdere sé stesso.

  2. Rallentare.

    La prepotenza vive di velocità. Attraverso esercizi mirati di role playing, Marco impara a non farsi trascinare nel ritmo dell’altro, né a temerlo: prende fiato, aspetta, riprende la parola con calma. Il rallentamento diventa un atto di resistenza psicologica che restituisce dignità al proprio pensiero e lo protegge dall’invasività altrui.

    confident man in a public talking - Studio Psiché
  3. Non rispondere sullo stesso registro.

    Ora Marco è pienamente consapevole delle emozioni che lo sovrastano quando affronta atti di prepotenza. Ha imparato a respirare, a prendersi il suo tempo e a rispondere con calma, riconoscendo che questa modalità è davvero il suo potere.

    Il prepotente vuole trascinarti nel suo stile comunicativo: volume alto, velocità, invadenza. Marco apprende che rispondere con la stessa energia non è necessario. Può mantenere un tono fermo ma pacato, senza imitare l’aggressività dell’altro, preservando così la propria integrità emotiva.

Con il tempo, questo lavoro produce un cambiamento profondo: Marco non diventa prepotente, ma diventa presente. E la sua presenza, finalmente riconosciuta da lui stesso, modifica anche il modo in cui gli altri si relazionano con lui.

Studio Psiché — Lo Studio

Da oltre vent'anni lo Studio Psiché, coordinato dalla Dr. Francesca Minore, si occupa di benessere e salute psicologica. Dal 2019, in seguito alla pandemia da Covid-19 che ha determinato un incremento di richieste, lo Studio ha messo a punto un servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente pensato per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento altrettanto produttivo ed efficace anche quando svolto online.

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